Luisa..

Luisa.
Luisa è piena di ricordi che non se ne vanno , Luisa cammina per il lungo mare.

Oggi ha staccato presto dal lavoro , è quasi fuggita , non gli andava di lavorare.

Piange tutto il giorno perché non riesce a dimenticare , pensava di farcela ed invece no. Ha un ragazzo di nome Rodolfo che la coccola , ma nonostante tutto non è contenta. Vorrebbe tanto tornare a quei pomeriggi d’estate in cui si divertiva con gli amici sotto il sole sulla spiaggia , invece ora cammina con un piede nella solitudine e l’altro in un profondo pozzo nero. Non riesce proprio ad uscirne , è come se fosse incastrata è turbata da una vita che non gli appartiene. Calpesta la sabbia si avvicina alla riva del mare , e scrive un nome “Federico”,gli manca Federico , era una sua vecchia fiamma , quella con cui aveva tradito Rodolfo. Una notte di primavera avevano fatto l’amore proprio lì su quella riva tanto cercata e tanto amata. Ora invece si chiude in se stessa a leggere e a scrivere poesie ed ad ascoltare la musica più triste della faccia della terra. Un giorno uscì di casa con lo stereo nelle orecchie per andare a correre , niente, le lacrime la inseguivano erano più forti di lei , tanto che si fermò e si mise a piangere , il mondo sembrava crollarle addosso , due amori non ripagati alla fin fine , per l’affetto di un padre mai ricevuto. Luisa torno a casa correndo più forte che poteva , non riuscì a trattenere il vomito e si mise due dita in gola , troppe emozioni forti prova a in quel momento , non riusciva a digerirle. A scuola non andava tanto bene i brutti voti e le sgridate dei professori erano dietro l’angolo, non riusciva a staccarsi da i suoi pensieri ossessivi che le attanagliavano la testa e spesso si tagliava col taglierino per farsi male. Dopo 1 mese che non andava a scuola decise di abbandonarla , si recava tutti i giorni al mare con un telo da spiaggia e lì vicino ala chioma del mare che le accarezzava il viso arrivandole quasi a toccarle la punta del naso si addormentava…

Il senso di colpa

Ho peccato di nuovo , ho mangiato di nuovo. Ho corrotto la mia anima con il cibo , povera è acerba di esperienze. Mangio per lenire un vuoto che ha molte colpe , quello di essere stato giudicato da bambino. Mi piacevano quelle cose lo ammetto e adesso le rifletto sul cibo perché non posso più accedervi , per merito dei sensi di colpa.mangio quando posso , e quando voglio. Principalmente la sera perché è il momento che sono più debole , la notte è speciale in fondo , è piena di silenzi , e giochi nella mia anima si fanno più solitari. Arranco in cucina afferro il cibo e lo divoro , lo ammetto , ho voglia di sesso , questa parola che per me è come un taboo , ma non posso farci niente non posso accedervi. Mi hanno toccato , e mi hanno toccato anche nel profondo , con le loro vergogne riflesse su di me. Quello di cui parlo per molti è scabroso per me no , a me come ho già detto , piaceva , non posso farci niente e ora che ci ripenso è stata una cosa che ha fatto più male a me che agli altri.E allora mangio , mangio per non affrontare quella situazione , quei brutti ricordi, quelle cose che vengono considerati difetti , perché se tutti ti giudicano finisci anche per giudicare un po’ te stesso.

Ho abbandonato tutto per una vita incerta e piena di incongruenze 

Ho lasciato la scuola e lo psicologoAd ottobre mi sono sentito incredibilmente male , ho avuto una ricaduta di depressione e le ossessioni hanno preso il sopravvento su di me.

Stavo andando teneramente a scuola e dallo psicologo, ma forse avevo scavato troppo , o troppo poco fatto sta che di botto ho lasciato la scuola , come già detto in precedenza. Non so ancora perché forse mi sono sentito male , il mio terapeuta ha detto che ho scavato troppo affondo e l’ho dovuto abbandonare.

Ricordo che avevo e provavo forti pulsioni sia per gli uomini che per le donne , e non sapevo gestire la cosa , tanto che un giorno arrivai a casa e dopo aver mangiato tentai di vomitare perché mi faceva schifo il mio corpo per via delle pulsioni che provavo. Ero in piena tempesta ormonale e non sapevo come comportarmi di fronte al quel marasma. Mi manca quell’io e la scuola, mi trovavo bene , è un po’ come stando a casa di essere tornato bambino di essermi chiuso in me stesso e di non riuscire ad uscire più di casa. All’inizio pensavo che quella vita così caotica non facesse per me , ho preso peso e mi sono costruito una corazza ancora più fitta forse non ero ancora pronto. Ricordo che c’era una ragazza di nome Cecilia che mi piaceva molto , aveva un sorriso bellissimo , ma purtroppo non era alla mia portata. Questa ragazza mi guardava e sorrideva e io ricambiavo sorridendo , era una vera musa delicata e calda , il suo sorriso ancora mi incanta , non pensavi che potesse mai accettare la mia amicizia su fb , così non gliela mandai mai. Un altro giorno ero sul l’autobus e c’era una ragazza simile a sarah , incantevole mulatta . Anche per quella provavo emozioni fortissime e non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso. Ora sono solo confuso e spaventato e non riesco ad uscire più di casa , è come se avessi un forse blocco dentro che mi impedisce di fare le cose , i pensieri mi pervadono la mente e non riesco a staccarmi da loro. 

Caffè e sigaretta

Caffè e sigarettaCaffè e sigaretta, di prima mattina ero noto bere un caffè fumando una sigaretta , era una bella giornata di sole , di quelle che spaccano le mattonelle. Mi trovavo sul terrazzino , di fronte a me c’era una bella ragazza che fumava come me , era in perizoma , mi guardava con un occhio strano mentre fumava quella sua sigaretta quasi ammiccante come se volesse farmi entrare in casa. Non credetti ai miei occhi dopo una manciata di sguardi mi fece segno con la stessa di salire a casa sua , mi vestii di corsa uscì di casa sbattendo la porta e suonai al citofono. Mi aprir subito , e così sali le scale. La casa era ben arredata c’era anche un gatto , molto spesso lo vedevo sulla veranda a strusciarsi e a prendere il sole. Lei si stava facendo la doccia , lo sappi perché si sentiva lo scroscio dell’acqua. Una volta che finì la doccia la sentii prepararsi e vestirsi. Mi diressi verso il corridoio che portava al bagno ero tutto eccitato fino al collo , chissà cosa avrebbe voluto che facessimo. Ad un certo punto parti una musica , un lento ed una volta uscita dalla porta senza parlare mi propose di ballare. Era incantevole , bellissima , aveva una frangetta che le copriva un po’ gli occhi. Balliamo per circa mezz’ora e prendemmo un caffè sempre restando in silenzio e scambiandoci sguardi ammiccanti. Ad un certo punto mi soffio in faccia , mi svegliai era solo un bellissimo sogno..

Mangiami..

Mangio per consolarmi , da una vita che non mi piace.Mangio per consolarmi , ebbene sì , non so che cosa fare della mia vita , tutto mi sembra oscuro e nero, e mangio.

La tristezza dentro me che si appoggia come brina sui fiori al mattino mi fa mangiare , non so come comportarmi , la mancanza di sesso mi costringe ad ingoiare cibo che non vorrei è questo mi fa stare male.

Non so come comportarmi di fronte al cibo è come in energia che mi cattura forte e spavalda mi attira verso di se ed io non ci posso fare niente.

Non so cosa voglio veramente , non so che voglio fare .

Il desiderio di libido si accresce dentro di me e non posso esprimerlo , per via di quello che mi è successo. E come un taboo nascosto , uno scrigno segreto , un energia nascosta e letale . La vergogna del mio corpo è ampia , anche quando mi faccio la doccia , tanto da farmelo schifare. Non so come liberarmi , non so cosa volere , mi sembra di impazzire. Fumo sigarette proprio per non dare spazio a tutt’e questa libido che compone il 90% dei miei problemi , tiro tiro e mi tolgo energia , sono come un fiore appassito d’estate , e nulla può aiutarmi. Mi vergogno e mi nascondo in mezzo a tante ingiurie ed ingiustizie , in qualche modo devo riesumare il mio cadavere , ma non è facile.
Dietro i muri di cinta

 Mi nascondo e mi occulto

Assopisco i miei desideri

Impossibilitati a vivere e stanchi

Vacillò come una nave

In preda ad una tempesta

Se solo potessi liberarmi

Come un vulcano

Che dà spazio a tutta 

La sua energia. 

Il vecchio e l’albero

Vivevo in un parco, come un barbone accanto a me c era un alberello. Lo chiamavano l’alberello della paura perché incuteva timore con le sue grandi radici. Ero fiero di quello che ero stato avevo ormai 80 anni , avevo girato il mondo ero passato da tutti. I luoghi possibili immaginabili, ma avevo paura. Paura della morte mi sentivo un po’ come quel l’albero ultra centenario con i rami spogli ormai pronto a morire. Eppure mi mancava qualcosa , nella mia vita non mi ero mai innamorato, di storie non ne avevo avuto nessuna. Ho sempre considerato il sesso una cosa sporca , priva di significato se non per procreare , non avevo mai avuto una fidanzata e ormai era troppo tardi. Mi sedetti vicino all’albero e incominciai a riflettere . Perché avevo avuto tanta paura del sesso ? Forse per quello che mi era capitato , non volevo accettare il fatto che mi piacessero le donne , così candide così leggere così graziose , ero solo spaventanti all’idea di toccarle e di farmi male a talento da rinunciare alla mia libido. Era però come una calamita che mi attraversava l’anima , ma io ero ormai spento , appassito come l’albero dal tronco malato. Mi accesi un ultima sigaretta era ormai l’ora di andarsene , recitai una frase prima di prendere il volo verso un luogo sconosciuto, “mi hai preso a pugni in faccia , mi hai scaraventato per terra , mi hai fatto solo del male , oh vita perché tutto questo dolore. Ora sono spento come una candela consumata dalla cera e non posso più farci niente.” Mi addormentai per un ultima è triste volta..